P S I C O T E R A P I A M O N T E M A R I O

Caricamento...

Convivere con il proprio partner sotto al tetto di mamma e papà

19 Settembre 2022 wp_14837721 Comments Off

Arriva anche per i figli il momento di scoprire la sessualità e l’amore fisico e non è così raro che venga fatto in casa, nel luogo ritenuto più sicuro, ovvero la propria camera. Secondo un’indagine della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), il 31% delle ragazze ha il primo rapporto a casa del partner, il 26% in casa sua, il 19 % in automobile, l’11% all’aperto e il 10% a scuola.

F. (18 anni) si reca allo sportello d’ascolto della sua scuola e confessa che dall’età di 15 anni, quando il papà faceva i turni notturni, la mamma le concedeva di dormire in camera propria con il fidanzato. “Era un modo per sentirci tutti più sereni. Mamma stava tranquilla perché eravamo a casa, quindi in un ambiente protetto e noi ragazzi perché stavamo comodi, non dovevamo girovagare per strada e non finivamo a raccontare bugie ai nostri.

La difficoltà si è presentata quando ci siamo lasciati ed anche i miei genitori hanno sofferto insieme a me perché si erano affezionati a lui ed alla sua presenza in casa”. I genitori tendono a giustificarsi, di fatto, proprio in questo modo, ovvero forniscono intenzionalmente un luogo sicuro ai propri figli dove stare con la dolce metà, proprio perché reputato al riparo dai pericoli del mondo esterno, sottovalutando la necessità di una distanza necessaria tra loro ed il figlio, uno spazio che consenta di osservare entrambe le prospettive e chiedersi “è la sua vita o la mia?”

Il periodo dell’adolescenza può essere caratterizzato da un conflitto tra il bisogno di indipendenza, che porta a sentire la voglia di provare l’esperienza di dormire insieme al proprio partner, a quello di sicurezza che invece porta a sentirsi in colpa nei confronti dei propri genitori.

Nonostante siano comprensibili le ansie provate dai genitori, che inducono alla protezione ed al controllo, il rischio a cui si va incontro con tale concessione è, però, quello di anticipare alcune esperienze adulte, come ad esempio la convivenza di coppia, sperimentata di fatto sotto il tetto di mamma e papà, unita ad una difficoltà, provata dai genitori, di accettare che il figlio stia crescendo e che la relazione inevitabilmente cambi.

Come afferma Luigi Turinese, medico e analista junghiano, al Corriere della Sera: “Se non ci sono ostacoli, i ragazzi non faranno mai lo sforzo di saltare” ovvero di affidarsi al proprio intuito ed alle proprie capacità e fare esperienze fuori dalla famiglia, senza la protezione di un adulto. E prosegue “Allora può essere utile recuperare qualche tabù, magari un po’ recitato, per permettere ai figli di infrangere le regole, soprattutto durante l’adolescenza, per consentire loro la trasgressione, anche con un sorriso sotto i baffi”.

La ribellione è un segno positivo di vitalità, pertanto invece di temerla o condannarla è importante che i genitori l’ascoltino avendo a mente la graduale emancipazione dei figli e questi ultimi, imparino a gestirla ed utilizzarla per trovare la loro strada. Come afferma Ann Landers (opinionista)“ non è ciò che fai per i tuoi figli, ma ciò che hai insegnato loro a fare per se stessi che li farà realizzare come esseri umani”.